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Il 4 ottobre scorso il primo ministro del Portogallo, Passos Coelho, ha vinto. Il paese è andato alle urne e ha votato la sua coalizione, dandole una maggioranza.

Il governo è riuscito a tenere il 37% dei voti, in calo da una percentuale del 44% nel 2011. Ciò equivale a 99 posti in un parlamento di 220 posti. E’ un dato inferiore rispetto ai 116 seggi necessari per formare un governo di maggioranza. Coelho sperava di poter mantenere il potere globale e formare un altro governo, tollerato se non esplicitamente supportato dai socialisti.

 

Aveva buone ragioni. All'inizio della crisi, i due principali partiti avevano raggiunto un accordo sulla necessità di avviare un programma di svalutazione interna, cioè il tipo di consenso che sta emergendo in Grecia.

 

In prospettiva comparata, questo non è un cattivo discorso. Passos Coehlo è l'unico primo ministro in Europa ad aver implementato un programma di austerità doloroso e ad essere atterrato in piedi, anche se contuso. Mariano Rajoy in Spagna e Enda Kenny in Irlanda cercheranno di ripetere l'impresa.

 

Ma qualcosa è accaduto in Portogallo, come è accaduto in Grecia. Il paese più ad ovest dell’Europa sta uscendo da una recessione profonda di tre anni. L'economia è salita dell'1,5% nel primo semestre del 2015. Il tasso di disoccupazione è al 12,3%, in calo dal 17,7% nel 2013, ma questo riflette anche l'immigrazione.

 

Dopo le nuove elezioni, il paese si trova in una situazione politica delicata, secondo alcuni politici, i portoghesi devono scegliere tra "la dignità e l'euro." E la storia greca insegna che la BCE non fa compromessi.

 

La realtà è che il Portogallo desidera rimanere in Euro, come del resto la Grecia, e per farlo dovrà sostenere un avanzo primario che non rende possibile la crescita. Il debito pubblico-privato combinato è del 370% del Pil. Le esportazioni sembrano impressionanti, ma è perché le importazioni sono calate.

 

Finora, i mercati sono con il fiato sospeso. Passos Coelho avrebbe bisogno del sostegno dei socialisti, ma non lo ha. Un governo di sinistra sembra inevitabile, ma il partito socialista ha delle credenziali forti. Costa si impegna a rispettare le regole di bilancio, ma anche per calmare un po’ l’austerità. Questo non è un equilibrio plausibile a lungo termine. L’Europa torna a tremare?

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