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I prezzi del petrolio continuano a calare, segnando una preoccupazione generale a livello mondiale. Perché possano tornare in rialzo bisognerebbe acquistare maggior prodotto per consentirli di proseguire con una normale crescita.

E, intanto, dopo il tracollo di Wall Street, invece di vedere dei miglioramenti economici, si va peggiorando, anche se il leader cinese promette una crescita lenta ma effettiva. Le borse europee continuano ad arretrare e Londra, Francoforte, Parigi e Milano perdono, rispettivamente, l’1,3, l’1,4, l’1,8 e l’1 per cento di punti. Benché in molti parlavano di ripresa economica in questo inizio di 2016, la realtà è ben diversa da queste previsioni.

 

Il prezzo del petrolio non sembra essere intenzionato a voler arrestare la sua discesa, raggiungendo quota 40 dollari al barile, con una conseguente influenza sulle borse. Questo sarebbe uno dei maggiori problemi che non permettono una ripresa globale, dove i prezzi bassi incidono pesantemente sulla politica monetaria.

 

Il FMI, dal canto suo, sostiene che per ritrovare una crescita dei prezzi bisognerebbe aumentare la domanda stessa del prodotto, per permettere una ripresa delle quotazioni del petrolio, riattivando l’economia.

 

Ma, nonostante l’importante richiesta americana di 532,5 milioni di dollari di barili di petrolio, il WTI rimane a quota 40 dollari al barile, con un calo dello stesso. Sembra, quindi, che serva molto di più per riattivare la ripresa economica globale, mentre la Cina promette un livello di crescita stabile e la borsa di Tokyo prosegue la sua discesa, con una perdita dello 0,63%.

 

Anche Banco Popolare e Bpm perdono quota, rappresentando un calo in rosso, e presto daranno il via a una nuova banca, che sarà l’unione delle due, sperando che questo possa essere un incentivo per rimediare alle perdite.

 

Sarà un secondo trimestre difficile per le borse europee e mondiali in genere, la tanto paventata ripresa economica potrebbe ancora tardare.

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