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È stata lanciata una nuova accusa al Governo, secondo la quale sarebbero state previste delle modifiche alla reversibilità delle pensioni che spetterebbe al coniuge ancora in vita o agli eredi in caso di morte dell’interessato.

Renzi smentisce, anche se sembra che verrà preso in causa l’ISEE per stabilire chi potrà effettivamente beneficiare della pensione del compagno o parente defunto.

 

A far nascere la polemica è stato Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, individuando una modifica sulle reversibilità nel DEF e facendolo presente al Governo, “affidandosi alla sua buona fede”, secondo quanto scritto dal politico stesso. Ma, effettivamente, qualcosa si è già mosso nel DEF e l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), che è stato selezionato come indicatore per stabilire a chi spetti la reversibilità della pensione a seconda della situazione economica familiare associata al beneficiario.

 

Sia chiaro che le pensioni già in corso non verranno toccate, stando almeno a quello che dice Yoram Gutgeld, commissario della Spending Review, ma il provvedimento si affaccia esclusivamente a quelle che avverranno dopo un limite di tempo, che dovrebbe riguardare un minimo di sei mesi dall’approvazione in Parlamento. Alla fine dei conti, tutto dipenderà da caso a caso, pertanto ogni persona ed ogni pensione dovrà essere valutata singolarmente, per poter stabilire coloro che avranno diritto di usufruire della pensione del proprio caro.

 

Secondo alcuni dati, sembrerebbe che gli usufruenti delle reversibilità sulle pensioni siano poco più di 3 milioni in Italia, considerando una cifra economica che si aggira sui 24 miliardi spesi all’anno. Intanto l’Inps ha raccolto i dati del 2014, affermando che sono state quasi 4 milioni le reversibilità trasferite al coniuge, con un incremento di 200mila.

 

Siamo in una situazione difficile per il governo italiano, che da un lato si trova a far fronte alle necessità degli italiani, dall’altro a quelle dell’economia e dei conti.

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